
Luisa Dörr è una fotografa brasiliana il cui lavoro si concentra principalmente sul paesaggio umano femminile. Attraverso la sua narrazione, usa il ritratto come veicolo per raccontare storie ed esplorare la complessità della natura umana e della femminilità.
Le fotografie di Dörr sono state pubblicate su TIME Magazine, National Geographic, The New York Times, PDN, GEO, Wired, tra molti altri. I suoi lavori sono stati esposti in Brasile, Stati Uniti, Spagna, Francia, Portogallo, Inghilterra e Russia. Nel 2015, Luisa Dörr è stata selezionata per il LensCulture Emerging Talent. Nel 2018, ha vinto il premio POYi Documentary Project of the Year, “FIRSTS” per TIME Magazine e il Magenta Flash Forward Award con il racconto “Maysa”. Nel 2019, ha vinto il 3° premio nella categoria Ritratti e Storie dell’annuale World Press Photo Contest con “Falleras”.
Con sede a Bahia, in Brasile, Dörr sta attualmente lavorando a progetti legati alle donne e alle tradizioni culturali. Parallelamente a questi progetti, realizza fotografie per incarichi in tutto il mondo.
Imilla Le polleras boliviane, gonne ingombranti comunemente associate alle donne indigene degli altipiani, sono state per decenni un simbolo di unicità ma anche oggetto di discriminazione. Ora una nuova generazione di donne che praticano lo Skateboard a Cochabamba, le indossa come un emblema di resistenza. Se l’indumento fu inizialmente imposto dai colonizzatori spagnoli alla popolazione nativa, nel corso dei secoli si è integrato nell’identità locale, come simbolo ambivalente di autenticità e stigmatizzazione. Riscoprire le polleras negli armadi di zie e nonne, è sembrata la scelta più ovvia per Dani Santiváñez, una giovane skater boliviana che – nel desiderio di recuperare le sue radici – ha creato nel 2019 “ImillaSkate”.
“Imilla” significa giovane ragazza in Aymara e Quechua: le due lingue più parlate in Bolivia, un paese in cui più della metà della popolazione ha radici indigene. Le nove donne che attualmente fanno parte del gruppo indossano le polleras solo per andare in skate. Abbinate a scarpe da ginnastica, queste gonne simboleggiano la scelta di non privarsi della loro cultura e, attraverso questa pratica, veicolano così il loro messaggio di inclusione e accettazione della diversità.
Le fotografie sono disponibili per l’acquisto presso la Galleria ZEMA, stampate in due formati su carta Hahnemühle PhotoRag Baryta:
50×50 cm
70×70 cm
Ogni stampa fa parte di un’edizione limitata di 5 esemplari, più 2 prove d’autore.

Ellinor Buitrago Méndez.
Ha iniziato a fare skate dopo aver finito la scuola superiore, Ellinor dice che la bellezza di praticare lo skate indossando la pollera sta nel modo in cui viene trasmesso il messaggio, particolarmente alle donne, che si può fare ciò che si vuole e creare una propria evoluzione unica, preservando allo stesso tempo il proprio essere. Le polleras sono un simbolo di forza e di lotta, portano con sé un’eredità di resistenza e con la loro perseveranza si sono conquistate rispetto.

“Questo panorama straordinario si vede dalla collina Cristo de La Concordia, un luogo turistico. Ammirando questa veduta puoi capire quanto sia bella la mia Cochabamba. Puoi osservare la natura rigogliosa e vedere che non si sia perduto tutto per via dello sviluppo tecnologico e l’aumento della popolazione. E poi la cosa più importante di tutte: sono orgogliosa di essere K’ochala” afferma Tefy, una delle ragazze skater di ImillaSkate

Joselin Brenda Mamani Tinta (27) e Lucia Rosmeri Tinta Quispe (46) sono di etnia Aymara – di La Paz.
Brenda ha iniziato a praticare lo skateboard 6 anni fa, perché sentiva che poteva darle una direzione, un insegnamento che la stimolasse ad abbandonare le sue paure e uscire dalla sua zona di comfort.
Andare in skateboard con gli abiti da pollera rappresenta una sfida in sé, perché è molto difficile fare skate con una gonna voluminosa, ma la perseveranza e la pratica l’hanno aiutata.
La pollera rappresenta le sue radici, il luogo da cui proviene e la sua identità.

Miriam Estefanny Morales M. 23 (Tefy).
“C’è tantissima discriminazione nei confronti della popolazione indigena Boliviana, ma sono convinta che indossare una pollera mentre faccio skate mi renda un tutt’uno con le mie radici” “Questo panorama straordinario si vede dalla collina Cristo de La Concordia.Ammirando questa veduta puoi capire quanto sia bella la mia Cochabamba. Puoi osservare la natura rigogliosa e vedere che non si sia perduto tutto per via dello sviluppo tecnologico e l’aumento della popolazione.
E poi la cosa più importante di tutte: sono orgogliosa di essere K’ochala”.

Per Tefy, lo skate è più di uno sport: è un modo per affermare la propria identità e lottare contro la discriminazione verso la popolazione indigena boliviana. Indossare la pollera mentre skata la fa sentire connessa alle sue radici. Dalla collina Cristo de La Concordia, Tefy ammira la sua città, Cochabamba, con orgoglio: un paesaggio rigoglioso che resiste al progresso, simbolo del suo legame con la terra e la cultura K’ochala.

Huara Medina Montaño (24).
Huara ha iniziato ad andare sullo skateboard da bambina, usando la tavola del fratello.
Dopo che lo skateboard si è rotto, non ci è più salita fino a quando ha incontrato il mondo dello skateboard praticato come forma d’arte urbana.
“Quando sono tornata a fare skate mi sono sentita libera, mi sembrava di essere di nuovo quella bambina, felice. Non l’ho mai più abbandonato”.
Quando si veste da cholita, si guarda allo specchio e vede l’immagine di sua nonna, che la ispira a continuare e a diventare come lei, una donna forte.

María Belén Fajardo Fernández (21).
Belu è una studentessa di fisioterapia e la più giovane del gruppo. Vorrebbe far coincidere la sua scelta professionale con la sua passione.Ha iniziato a esercitarsi 4 anni fa perché, stupita dalle capacità necessarie a mantenere l’equilibrio e dal livello di difficoltà delle manovre.
Vorrebbe utilizzare le sue conoscenze di fisioterapista per aiutare altre/i skater.

Deysi Tacuri Lopez (27).
Ha iniziato a fare skate a circa 20 anni. Dice che lo skateboard le dona felicità interiore, non è solo uno sport ma un’attività che ha cambiato il suo stile di vita e che la aiuta ogni giorno nelle sue battaglie.
L’abbigliamento da pollera è visto da lei come espressione autentica e unica: mia madre ha un detto: ‘Sono nata indossando una pollera e morirò indossandone una’, e io porto avanti la sua convinzione.
Abbiamo iniziato come skater normali, ora vestirci da cholitas ci dà un’identità.

Huara Medina Montaño (24).
Huara ha riscoperto lo skateboard nel 2019, dopo averlo abbandonato da bambina, e da allora non l’ha più lasciato. Per lei è una forma di libertà e un ritorno alla felicità dell’infanzia. Vestirsi da cholita la collega profondamente alla figura della nonna, suo modello di forza. Attraverso lo skate e la cultura indigena, Huara sogna di rompere i limiti dell’espressione e trasmettere valori e conoscenze per costruire una nuova visione di società.

Huara insegna alla madre di Deysi: “L’ho sentito, lo skateboard ha influenzato molto la mia vita, mi ha riempito di coraggio quando ne avevo più bisogno. Ed è qualcosa che vorrei poter condividere con altre persone, in modo che possano sentirlo anche solo per un momento”, dice Huara.

Questo parco è chiamato SENAC dagli skater locali. È stato costruito sulle alture di Pacata Alta, a Cochabamba. ImillaSkate ci è arrivata quando era alla ricerca di luoghi diversi per le sue sessioni di skate.
Questo parco è molto speciale per il gruppo, perchè le ragazze si sono divertite a esercitarsi lì.
La vista è incredibile e il posto è abbastanza tranquillo vista la lontananza dalla città.Nonostante non sia ben costruito e non presenti le dimensioni corrette, rimane comunque un luogo molto speciale.

“ImillaSkate è una squadra femminile di skateboard di Cochabamba.Hanno dato vita a questo movimento nel 2019 con l’idea di creare una fusione tra le loro radici tradizionali e lo sport urbano. Imilla significa ragazza o giovane donna
in Quechua e Aymara.
“Vogliamo stimolare la scena femminile dello skateboard in Bolivia, in modo che questo sport possa crescere…
Un’altra cosa che vogliamo fare è dimostrare che, indipendentemente dal tuo aspetto, dall’età o dal sesso, puoi far parte della comunità skate e sentire la libertà che dà lo skateboarding.

Deysi Tacuri Lopez (27).
Ha iniziato ad andare sullo skateboard a circa 20 anni.L’abbigliamento da pollera è visto da lei come espressione autentica e unica: “Indosso ciò che mi piace… Quando indosso una pollera mi sento a mio agio così come sono”. Deysi vuole rendere popolare la cultura dello skate in Bolivia, creando maggiori opportunità per le nuove generazioni senza perdere di vista le proprie radici…
Lo skate per me significa progredire nella mia vita” Deysi ha vinto diverse medaglie in Cile e Bolivia, alcune delle quali per aver conquistato il primo posto.

“Huara Medina Montaño (24).
Huara al parco di Ollantay.
Questa acconciatura fa parte della loro identità culturale.
È un rituale che rappresenta una parte importante della loro cura personale e anche un momento in cui possono dedicare del tempo a sé stesse. Mentre si spazzolano i lunghi capelli l’un l’altra, si liberano dalle energie negative e al contempo mantengono un forte legame reciproco.
Ollantay Park è stato costruito nel 2019, su iniziativa del movimento skate di Cochabamba e del Proyecto mARTadero. ImillaSkate ha iniziato a dare lezioni di skate al parco, con il nome di OllantayWasi Escuelita de Skate.

Mercato di La Cancha.
Visitare il mercato di La Cancha è quasi un’esperienza antropologica, visto che si tratta di uno dei mercati più popolari dell’America Latina. Vi si può trovare di tutto, dai generi alimentari di base a quelli regionali, libri, abbigliamento, artigianato, antiquariato e persino l’elettronica più recente, oltre a molto materiale piratato.

ll cappello incorpora un’identità culturale regionale. Grazie alle sue caratteristiche specifiche, il cappello di una donna pollera identifica il luogo da cui proviene. È ciò che evidenzia e completa l’abbigliamento. Belu (la ragazza nella foto/membro del gruppo) dice: “Dal punto di vista personale, il cappello di una donna di Cochabamba è l’ornamento che fa risaltare la bellezza delle donne pollera, dà un tocco di eleganza e quindi crea un’identità culturale”.

Luisa Zurita indossa la pollera della nonna. La nonna di Luisa cresciuta nella cultura pollera aveva 7 figli, 5 femmine e 2 maschi.
Nel 2016, Luisa ha iniziato a praticare lo skateboard, ma la sua famiglia non approva la sua passione per questo sport, ha dovuto lottare contro la sua stessa famiglia per poter continuare.
Solo dopo che le ImillaSkate sono apparse in un popolare programma televisivo locale, la nonna le ha dato la benedizione per seguire il suo sogno e le ha donato una delle sue polleras preferite.

Ingresso del parco Pairumani.
Per la sua bellezza, il parco è uno dei luoghi preferiti dalle ragazze per fare skate. Si tratta di una piccola discesa situata a Quillacollo su una strada che porta al Parco Ecoturistico di Pairumani, nella periferia di Cochabamba. “Qui abbiamo una grande varietà di piante e alberi, per questo Cochabamba si chiama Ciudad Jardín, ovvero Città Giardino” – dice Dani.

Mercato di La Cancha.
L’abbigliamento delle polleras è molto elegante e delicato. “È un abito molto bello e aiuta ad aumentare l’autostima”, dice Huara. “Ogni ornamento ha il suo significato. Nella loro storia, le donne boliviane hanno lottato per la libertà e l’indipendenza. Per molti anni hanno subito una forte repressione sociale.
E, nonostante ciò, non hanno mai smesso di lavorare per portare avanti la loro vita senza abbandonare la loro essenza, la loro cultura e il loro abbigliamento”.
